Il Campo dei Ricordi – Smetti di sforzarti di ricordare ed inizia a seminare ricordi

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Il Campo dei Ricordi - Smetti di sforzarti di ricordare ed inizia a seminare ricordi
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Sforzarsi di ricordare qualcosa è sempre molto difficile e non da risultati certi. Parliamo nel nostro primo podcast di una tecnica “Il Campo dei Ricordi” in cui i ricordi sono seminati e nutriti come piante che cresceranno forti e radicate nella nostra memoria senza la fatica di memorizzare e ripetere all’infinito le informazioni.

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Trascrizione del Podcast

Quante volte hai dimenticato, quello che volevi ricordare?

Lo sapevi che i ricordi si scacciano a vicenda? 

Oggi ti racconto come seminare stimoli invece di sforzarti di ricordare.

Oggi parliamo di Un metodo efficace per ricordare Il campo dei ricordi

Ho deciso di dedicare il primo episodio di questo podcast ai ricordi come mezzo di apprendimento perché in questo canale parleremo di metodologie e strumenti per la crescita imprenditoriale e personale.

Quindi partire con una buona strategia di apprendimento mi sembra il miglior modo per cominciare.. 

Ma entriamo nella nostra storia… 

C’è una frase che viene spesso pronunciata durante la formazione e la consulenza:

E’ importante ricordare …
solitamente seguita da un consiglio, un principio o da un’azione che, se portata avanti nel tempo, permetterà di migliorare la nostra attività imprenditoriale o, ancora meglio, la nostra vita.

 Ma torniamo indietro con la memoria…

Quanti di questi“ricordati di…” hai tenuto a mente per un tempo sufficiente a mettere in pratica il consiglio che contenevano e attuare così il cambiamento che desideravi? 

A testa e croce direi che, ad essere un positivi, una persona ricorda circa il 10% delle cose “da non dimenticare”.

Questo significa che perdiamo 90% di possibilità di miglioramento come lacrime nella pioggia.

Facciamo adesso un salto all’Università di Birmingham, in Inghilterra, per parlare di uno studio che cambierà il modo con cui vediamo i ricordi, lo studio si intitola: Nuove immagini del cervello mostrano l’effetto collaterale della cancellazione delle memorie dovute al richiamo frequente. 

Questo studio ha mostrato come evocare un ricordo piuttosto che un altro, collegato ad uno stesso stimolo, generi un sistema competitivo, per cui i ricordi che sono richiamati più spesso alla memoria tendono a cancellare gli altri che hanno per noi un’importanza minore.

A questo punto è necessario introdurre un altro personaggio l’abitudine.

Questa modalità di risposta che ognuno di noi possiede ha il preciso scopo di farci risparmiare energia quando compiamo le stesse azioni più e più volte ma ha anche una controindicazione legata all’apprendimento. Le nostre abitudini ci portano a ripetere in maniera automatica certi atteggiamenti e routine in base agli stimoli che riceviamo dal mondo che ci circonda. Questi atteggiamenti e routine sono legati ai ricordi e alle memorie che riaffiorano automaticamente nella nostra mente.

Detto questo mettiamo insieme i due elementi: ricordi evocati da stessi stimoli che scacciano ricordi a ancora non radicati, abitudini che tendono ad evocare il ricordo più usato.

Il nostro quadro del perché è difficile ricordare le nuove informazioni diventa più chiaro.

Le abitudini tendono ad innescare ricordi automatici che sovrastano e scacciano quelli nuovi che vogliamo creare perché sono ancora troppo poco radicati in noi e quindi più evanescenti. 

Facciamo un esempio: Se voglio applicare in azienda una nuova metodologia di lavoro, come ricordarmi di vedere le email solo a certe ore del giorno, tutto quello che mi circonda farà sorgere il ricordo e di seguito la routine che ho ripetuto nel tempo e mi porterà a controllare le email ogni volta che sento una notifica di messaggio. Mi sono dimenticato di applicare quello che non volevo dimenticare.

Questa ricerca aggiunge un altro tassello nel l’intricato mondo della memoria e di come possiamo costruirla e consolidarla.

Le memorie contengono le nostre esperienze sono il filtro con cui interpretiamo il mondo, in questo risiede il loro valore. Ricordare una cosa piuttosto che un’altra può fare la differenza tra la nostra felicità e la nostra infelicità.

Perché un imprenditore o un’imprenditrice fa un corso di formazione?
Per accrescere le sue conoscenze e migliorare la sua attività professionale. 

Ma perché questo avvenga deve prima ricordare quello che ha imparato e poi applicarlo.

Ok ora che sappiamo com’è facile perdere i ricordi, vediamo una tecnica per ricordare meglio e di più.

Innanzitutto dal mio punto di vista, sforzarsi di ricordare non serve, leggere e rileggere gli appunti non mi aiuta, ripetere all’infinito è snervante e irritante. Oltre all’inutilità di tenere a mente le cose ricordiamoci che viviamo un una società dell’informazione e che siamo continuamente soggetti a stimoli ben congegnati che cercano di catturare la nostra attenzione e impiantare nella nostra memoria il nome di un prodotto o di un servizio. 

Quindi la competizione per il ricordo del momento è molto serrata e quello che possiamo fare è costruire e applicare una strategia per consolidare i ricordi in mezzo al caos della nostra quotidianità.

Il punto fondamentale di questa tecnica è che i ricordi vanno seminati in maniera intenzionale nella nostra vita.

Partiamo dall’idea che i ricordi hanno delle caratteristiche proprie e sfruttarle a nostro vantaggio facilita il processo di memorizzazione e richiamo.

I ricordi sono percorsi neurali (SUONO CLACSON NEL TRAFFICO) che si costruiscono secondo uno schema preciso:

Codifica dell’informazione

Archiviazione

Richiamo dell’informazione

La parte di codifica dell’informazione avviene durante l’apprendimento che sia ad un corso di formazione, leggendo un libro o ascoltando i consigli di un consulente. 

In questa fase il modo per preparare la semina del ricordo è sfruttare al massimo il pensiero associativo e gli esempi. Così quando sto imparando qualcosa di nuovo penso alle situazioni che già conosco e a come potrei applicare in maniera pratica le informazioni che sto ricevendo. Meglio ancora, prendo appunti sull’applicazione che ho immaginato. Così quando seguo una lezione sulla gestione del conflitto penso alla persona del mio team con cui ho avuto a ridire e mi scrivo un appunto su come posso applicare quello che sto imparando a quella situazione.

Il vero processo di semina comincia dal momento in cui inizio ad archiviare quello che ho appreso; ci sono due cose che posso sempre fare:

La Prima – Suddividere le informazioni in blocchi di significato. Posso usare lo strumento delle mappe mentali o semplicemente scrivere dei biglietti che contengono il soggetto, i principi fondamentali e le applicazioni pratiche di quello che ho imparato e aggiungere a queste schede dei documenti come fogli di excel o pdf compilabili che mi guidano nell’applicazione di quello che voglio ricordare.

In questa fase il limite alle modalità che posso usare è dato solo dalla mia fantasia, ed è utile sapere che più la uso e meglio funziona.

La Seconda – Collegare i ricordi ad immagini e situazioni che mi circondano. Riuscire, anche grazie all’ausilio degli esempi scritti nella fase di Codifica, a collegare un’informazione a certi luoghi e situazioni della mia esperienza lavorativa, mi permette di iniziare a costruire un legame tra il ricordo e quella specifica situazione.

Ovviamente come abbiamo visto precedentemente questo non è sufficiente a far si che il ricordo si consolidi. 

L’ultima fase, quella del richiamo dell’informazione, è quella di andare a posizionare i blocchi di significato in tutte le situazioni che ho messo a fuoco.

Che vuol dire? che se so che devo prendere una decisione rispetto ad un progetto metterò delle sveglie nel mio cellulare, in concomitanza con i momenti in cui lavoro al progetto, collegate a documenti che parlano del soggetto a che ho scelto intenzionalmente come supporto alla mia decisione. Quando la sveglia suona, leggerò i documenti (o gli schemi che ho preparato) e nutrirò così la memoria di quello che per me è importante.

Questo significa che quando applico le strategie che mi sono dato o data le mie risposte sono il frutto della mia scelta intenzionale e facilitano e accelerano il cambiamento in meglio che desidero.

Posso, ad esempio, mettere post-it o messaggi nel mio luogo di lavoro, che mi ricollegano ai ricordi che voglio evocare e a ciò voglio imparare e gestire diversamente. 

Quest tecnica si chiama il Campo dei ricordi, perché è meglio seminare stimoli che cercare di sforzarci di ricordare, immersi come siamo in un mondo che ci tira da un parte all’altra.

L’unica cosa che in questo momento può fare veramente la differenza è la mia volontà. Se inizio a dire: “ora non ho tempo per leggere quello che mi ero appuntato”, “in questa situazione questo esempio non vale”, “quella persona ha fatto qualcosa di diverso”. 

Quando mi accorgo che inizio a rimandare o evitare di usare le sveglie e i ricordi che voglio consolidare posso pensare a due cause:

La prima è quando mi accorgo che ciò reputavo importante non lo era veramente e quindi è giusto abbandonarlo

La seconda è quando mi rendo conto che devo prestare maggiore attenzione a quello che desidero e contrastare con più decisione le vecchie abitudini

Superato questo ostacolo posso passare ad un altro livello della semina dei ricordi. Forte dei risultati del mio impegno posso rendere i ricordi ancora più intensi se li collego in maniera intenzionale a tre diversi stimoli: quello mentale, quello emotivo e quello fisico.

Per la costruzione del Campo dei ricordi ho già fatto affidamento a questi elementi ma non in maniera intenzionale adesso il suggerimento è quello di osservarli e programmarli volontariamente.

Per stimolare la mente penso a quello che posso imparare immagino e collego le cose, l’emozione è un po più difficile perché significa riuscire provare gioia, soddisfazione o orgoglio per quello che riesco a fare in maniera intenzionale e senza prendermi in giro, l’aspetto fisico è invece legato alla capacità di agire come avevo previsto, alla mia capacità di muovere il corpo in una certa direzione, a farmi compiere certe azioni che forse nel momento non ho tanta voglia di fare. 

Se riesco a mettere insieme questi tre aspetti collegati agli stimoli che ho seminato nel mio campo dei ricordi, il processo di consolidamento del ricordo e di messa in pratica di nuove abitudini sarà ancora più veloce. 

Oltre a questo la sua condivisione con le persone che lavorano con me può generare un lavoro collettivo che mette in gioco una fase di confronto per costruire i semi da piantare e il supporto reciproco a ricordare e applicare quello che reputiamo importante per la nostra attività.

Come con una piantina, prendo del tempo per preparare il terreno, posiziono il seme nel modo giusto e me ne prendo cura (il valore che do ad un ricordo), creando alberi forti e ben radicati e determino la direzione della vita consolidando i principi guida del mio cammino.

Spero che questo viaggio vi sia piaciuto e vi abbia lasciato qualcosa di pratico da usare nella tua vita di tutti i giorni.